martedì 8 maggio 2007

Cast: quattordici su sedici! (ancora due mancanti)






Ecco i cinque nomi (come sempre in rigoroso ordine alfabetico) che si aggiungono ai nove presentati la settimana scorsa.

Vanessa Incontrada
Max Mazzotta
Rolando Ravello
Claudio Santamaria
Bebo Storti

Il cast (alfabetico) a tutt'oggi (quindi quattordici su sedici) comprende quindi:

Sergio Albelli
Raoul Bova
Giuseppe Cederna
Massimo De Lorenzo
Gabriel Garko
Claudia Gerini
Vanessa Incontrada
Max Mazzotta
Guido Morozzi
Rolando Ravello
Claudio Santamaria
Bebo Storti
Thomas Trabacchi
Michele Venitucci

domenica 6 maggio 2007

Indipendenza e tecnologia.


Aspettando il Sole è un film “indipendente”. Nel senso letterale del termine: il suo finanziamento infatti non dipende da nessuna istituzione classica nella produzione di un film (come la presenza del ministero, ad esempio, la prevendita, la partecipazione di paesi esteri in coproduzione). Questo rende inevitabilmente il regista e il cast (grazie alla fiducia accordatagli dalla distribuzione, che crede nel progetto) liberi di lavorare e “improvvisare”, modificare scene, rimodellare situazioni, senza la necessità di verifiche, approvazioni, creando un clima da “laboratorio creativo” decisamente stimolante e fertile.

Certo l’indipendenza di cui sopra si basa sulla necessità di contenere i costi. E un grande aiuto per fare ciò deriva dalla “leggerezza” (poca necessità di infrastrutture, costi contenuti, rapidità d’esecuzione, con un conseguente abbattimento dei costi) dell’attuale tecnologia con cui si possono realizzare film. Ad esempio il film sarà girato in 16mm impiegando la nuova meravigliosa ARRI 416. Rispetto però ai film che tradizionalmente venivano girati in 16mm e poi gonfiati (con un procedimento ottico) in 35mm per la sala, tutto il materiale di Aspettando il Sole verrà passato allo scanner ad alta risoluzione, per poter essere poi montato (con final cut pro, su mac) in libertà, quindi corretto nei colori e trasferito su supporto digitale, dal quale verrà infine generato un negativo 35mm ex novo, per le copie. Inoltre grazie ai sistemi di comunicazione via internet come Skype o iChat, l’”ufficio” di produzione si allarga, estendendosi in tempo reale tra Roma (zona del set), Torino (sceneggiatura, costantemente aggiornata) e Milano (preparazione costumi), e tutti i vari set in giro per il mondo in cui il nostro cast è attualmente impegnato. Grazie a Skype sono state fatte “prime letture” della sceneggiatura, con attori in città diverse, e grazie ad una playlist appositamente creata su Youtube, tutto il cast può avere costantemente a disposizione i riferimenti cinematografici presi in considerazione per Aspettando il Sole.

Anche il set sarà molto leggero: la 416 consente infatti di effettuare tutte le riprese a mano, senza la necessità di pesanti macchinari di scena (e quindi consente di contenere nuovamente i costi e di essere liberi di “inventare”, ad un tempo). E l’impianto di illuminazione studiato da Paolo Caimi, sarà quanto mai “in scena”, senza sostanziali necessità di riposizionamento. Questo permetterà quindi di comprimere i tempi di ripresa (anche se richiederà un grande sforzo agli attori, che saranno effettivamente “in scena” praticamente senza pause, per tutto il singolo giorno di ripresa), dalle tradizionali otto settimane, alle cinque di Aspettando il Sole, ancora una volta, limitando i costi.

La straordinaria risposta degli attori ha infuso in questo progetto una fondamentale spinta di entusiasmo. La risposta, sempre positiva, alle condizioni “non standard” proposte, da parte degli agenti di questi attori, anche.
In Italia c’è voglia di fare cinema, energie, e attori che hanno voglia di cimentarsi con sfide.
E finché ci saranno storie da raccontare in film, grazie all’alleggerimento sempre maggiore della tecnologia necessaria, ci sarà gente che le racconterà.

giovedì 3 maggio 2007

Il Cast (nove su sedici)!












Ecco i (nove su sedici) nomi ufficiali del cast di Aspettando il sole. Per questioni pratiche il cast è in rigoroso ordine alfabetico:

Sergio Albelli
Raoul Bova
Giuseppe Cederna
Massimo De Lorenzo
Gabriel Garko
Claudia Gerini
Guido Morozzi
Thomas Trabacchi
Michele Venitucci

I sette mancanti (di cui mancano cioè le conferme) saranno presentati la settimana prossima.
L'avventura prosegue.

Bozzetti e storyboard






Luca Merlini sta lavorando ai bozzetti per rendere la location prescelta adatta ad ospitare le storie di Aspettando il Sole, mentre Ago Panini sta lavorando agli storyboard (che l'equipe chiama simpaticamente Macchie di Rorschach, come le macchie in cui ciascuno vede ciò che vuole, durante l'analisi freudiana) delle sequenze più complesse.

martedì 1 maggio 2007

Ruoli inaspettati.








Durante una (chissà se mai veramente avvenuta) conversazione tra Ed Wood e Orson Welles (messa in scena in Ed Wood di Tim Burton), il grande regista si lamentava di dover utilizzare Charlton Heston nel suo prossimo film, per fare il messicano. Il film era Touch of Evil (L'infernale Quinlan, in Italia) del 1958, uno dei massimi capolavori di Welles, forse anche per quel personaggio così "fuori ruolo".
L'utilizzo di attori fuori dal loro ruolo canonico ha (quasi) sempre portato risultati interessanti. Sostanzialmente perché il pubblico perde i suoi riferimenti. Quando nel 1943 Alfred Hitchcock utilizzò per il suo Shadow of a doubt (l'ombra del dubbio, in Italia) Joseph Cotten che era la personificazione dell'eroe positivo, intellettuale, di sani principi (basti pensare al belissimo ruolo, decisamente positivo, di poco precedente in Citizen Kane - Quarto potere, 1943) spiazzò la platea, che non sapeva come comportarsi di fronte a quel cattivo con il viso da buono. Così come tanti anni dopo Sergio Leone fece di Henry Fonda, uno dei massimi "buoni" del cinema americano, il crudele, quasi mefistofelico Frank di C'era una volta il West (1968), creando la figura di un "villain" dagli occhi chiari, un villain così simile all'eroe di centinaia di altre storie, da fare paura il doppio.
Di recente Robin Williams in One Hour Photo (2002) di Mark Romanek, ha fatto paura, con il suo viso da buono, e Tom Hanks ha spiazzato tutti, quando con efferatezza compiva le sue missioni in Road to Perdition (Era mio padre, in Italia), sempre nel 2002. Anche il cinema italiano ha diverse volte utilizzato l'espediente (uno tra tutti: il ruolo di Abatantuono in Regalo di Natale - 1986 - di Pupi Avati). Ma la lista è lunga e passa certamente anche per il Bogart di Desperate Hours (in Italia Ore disperate, di William Wyler, 1955), e Missing (1982), di Costa Gavras, in cui il "comico" Jack Lemmon, si cala con rara maestria nel ruolo dell'uomo qualunque, a cui, davvero, la voglia di ridere è passata da tempo.

La platea tende ad accomunare visi a ruoli. Non a caso infatti gli attori si dicono spesso "vittima" di alcuni loro personaggi (Connery con Bond, giusto per citane uno). E questo crea aspettative nella platea che nel novanta per cento dei casi vengono corrisposte. Utilizzare un attore "fuori ruolo" (e non fuori parte, attenzione) toglie alla platea diverse certezze, rendendole inevitabile un ruolo decisamente più attivo nella fruizione del film, cercando davvero di capire cosa succede. Un attore fuori dal suo ruolo canonico è come un attore all'esordio. Spogliato dell'abito tradizionale, l'attore torna ad essere "per la prima volta sullo schermo". Non si sa cosa aspettarsi da lui. E così si è costretti a lasciare a casa preconcetti e pre giudizi (nel senso letterale della parola: giudizi a priori).

Aspettando il Sole propone una nutrita rappresentanza dei migliori attori italiani, tutti (o quasi) in ruoli inaspettati, o per lo meno, non comuni, o classici.
I nomi, da domani.

lunedì 30 aprile 2007

Costumi.



I personaggi di Aspettando il Sole cominciano a prendere forma. E ad avere degli abiti. Roberto Chiocchi (nella foto, con un clamoroso paio di occhiali da sole di Tom Ford) ha presentato oggi ad Ago Panini le prime idee relative ai costumi. La cosa si è rilevata un appassionante viaggio in quell'epoca non troppo ben definita che non è ieri, ma nemmeno "tanto tempo fa". Una via di mezzo, dai contorni sfocati, tra l'oggi e l'altroieri, sufficientemente distante dall'attualità per recuperare il fascino dei racconti che furono.
Ecco alcune immagini in anteprima tratte dalle tavole di lavoro di Roberto Chiocchi.

domenica 29 aprile 2007

Direttamente da Torino!


Ecco una rara immagine che ritrae i due sceneggiatori (a fuoco, in maglia rossa) Enrico Remmert, (fuori fuoco con flash addosso) Gero Giglio, al lavoro (dopo un'attento studio sulle lattine di birra, evidentemente) sulle modifiche derivanti dai vari Mise en Bouche (vedi post: Mise en bouche) con gli attori. Impresa ardua ma fondamentale, quella di Giglio&Remmert, che da Torino, cercano di far quadrare i tempi di una sceneggiatura che si comporta sempre di più come cosa viva e mutevole, perdendo il suo aspetto cartaceo, trasformandosi in parole fluide, liquide, notturne.
Il cast cresce, mancano ancora alcune conferme, a causa di incastri complessi, (ma tutti gli attori interpellati hanno risposto con entusiasmo, mettendosi a disposizione del progetto, cercando di trovare i giorni necessari all'interno dei loro moltissimi impegni), e da mercoledì 2 maggio, su questo blog, nuovi nomi, nuovi personaggi, nuovi visi.

Intanto un indizio. Guardate con attenzione il concerto del primo maggio...